MONTEROSSO, PAESE DI MONTALE

Il borgo di Monterosso

 

Delle Cinque Terre Monterosso è il più rinomato e l’ultimo dei borghi che si incontrano partendo da La Spezia, città dalla quale dista una trentina di chilometri.
Si affaccia in un piccolo golfo sbarrato a ovest da Punta Mesco, a monte è circondato da colline a terrazza che degradano verso il mare, strappate, una per una, alla natura dal lavoro di decine di generazioni, oggi trasformate in un piccolo paradiso sul quale crescono limoni, ulivi e le viti che producono lo sciachetrà, vino bianco passito famoso in tutto il mondo.
Parte integrante di Monterosso è Fegina, una spiaggia bellissima che lambisce la passeggiata marittima lungo la parte più recente del borgo.
Dalla spiaggia posta di fronte al vecchio borgo, verso Oriente, parte un percorso indimenticabile, il Sentiero Azzurro, una sorta di balcone incantato sulla costa delle Cinque Terre, dal quale si ammirano, una dietro l’altra, in un disordine di perfetta armonia, grotte, insenature, scogli, promontori, piccole spiagge e coste rocciose con pareti a picco sul mare.
Guardando poi dal borgo verso l’orizzonte, lungo quella linea in cui le montagne si confondono con il mare nelle ore del tramonto, sarà facile scoprire, a volte velato da nuvole trasparenti, un sole che irradia di rosso il monte dietro cui si sta nascondendo.
Da qui forse il nome di Monterosso (Mons Ruber). Secondo altri dal colore rossiccio della roccia del paesaggio.

La Chiesa di San Giovanni Battista
La Chiesa dedicata a San Giovanni Battista si trova all’inizio del vecchio borgo, sulla sinistra dalla via principale, salendo verso monte.
La sua costruzione fu iniziata nel 1282 e terminata nel 1307, venticinque anni dopo.
L’edificio presenta una pianta basilicale a tre navate che si allargano verso l’altare.
La facciata è architettonicamente molto seducente, ornata da marmi bianchi e neri in stile gotico ligure-pisano. In alto è sovrasta da un raffinatissimo Rosone, attribuito ai pistoiesi Matteo e Pietro da Campiglio.
La lunetta sopra l’architrave del portale racchiude un affresco con il tema del Battesimo di Cristo da parte di San Giovanni.
All’interno della chiesa molto pregevole il trittico su tela che raffigura la Vergine con il Bambino tra due santi. L’opera è di autore sconosciuto, ma certamente riconducibile alla scuola di Giotto.
La torre campanaria, di origine medievale, è merlata a base quadrangolare

Il Castello
I resti diroccati del castello sono lassù, al termine di Via Buranco, la più antica strada di Monterosso, sopra la collina che sovrasta il borgo.
Fu edificato in origine dagli Obertenghi, antica famiglia feudale di origine longobarda, a difesa dei saraceni.
Poi fu rimaneggiato dai Doria, dai Fieschi, dai Saporiti, tutti Signori genovesi. Oggi del castello è rimasto poco. Sono rimaste le tombe degli avi inserite nei bastioni o scavate nel terrapieno: formano l’avanguardia di un cimitero protetto dall’abside della Chiesa di San Cristofaro, che funge da cappella del Campo Santo.Il Convento dei Cappuccini
Il Convento dei Cappuccini sembra vegliare la quiete di Monterosso. Dal suo piazzale ombroso che si affaccia sul mare si scorge la costa delle Cinque Terre in un degradare di sporgenze e di rientranze sempre più trasparenti ed azzurrine. Fu edificato nel XV secolo sotto il castello, sul colle di San Cristoforo, sulla linea di confine che divide la parte vecchia di Monterosso da quella nuova di Fegina.
Per salire al convento bisogna percorrere una scalinata che si imbocca nei pressi della torre Aurora. Nella chiesa annessa, dedicata a San Francesco, pregevole l’altare in legno e la Crocifissione, attribuita a Van Dick, che lavorò a lungo a Genova, ospite della famiglia degli Spinola.

Punta Mesco e la statua del Gigante

Punta Mesco
Quando, a sera, il sole si rifugia dietro Punta Mesco, il celeste cupo, che caratterizza la luce di Monterosso durante il giorno, si stempera e contemporaneamente, con la sua tonalità rosso fuoco, eccita il cielo, le case, i monti, i campi, le strade, le anime degli uomini che hanno la fortuna di essere lì.
Punta Mesco chiude il giorno ma chiude anche, geograficamente, la magia del territorio delle Cinque Terre.
Sono assolutamente da vedere le sue suggestive scogliere, che meritano una passeggiata fino al cosiddetto “Semaforo”, un vecchio faro abbandonato con una vista a strapiombo sul mare, emozionante al tramonto.

La Statua del Gigante
La Statua del Gigante, che raffigura Nettuno, è una strana scultura in cemento armato, maestosa ed originale, pensata e realizzata nel 1910 dall’architetto Francesco Levacher e dallo scultore Arrigo Minerbi. Arpionata ad una sporgenza della roccia, è alta 14 metri e pesa 170 tonnellate.
Prima della seconda guerra mondiale, abbelliva Villa Pastine, distrutta dai bombardamenti del 1943. Negli anni ‘50 fu trasferita sulla spiaggia.

Il Lungomare e le spiagge

Secondo alcuni la bellezza irripetibile delle Cinque Terre, con i suoi borghi colorati, contiene un piccolo difetto: le spiagge. Sono pochissime e quindi non è facile bagnarsi nelle acque del mare.
Non è così per Monterosso. Qui le spiagge ci sono e sono bellissime. Addirittura nel 2007 la spiaggia di Monterosso è stata proclamata dalla rivista americana “Forbes” tra le 25 più sexy del mondo.
Raggiungerla è facilissimo, specialmente se si arriva in treno. Si scende la scala che arriva dalla stazione ferroviaria e la spiaggia di Fegina è subito lì, di fronte, a destra, a sinistra. La passeggiata può iniziare dal “gigante” di Punta Mesco, nella parte occidentale di Monterosso.
Si passerà poi di fronte a due pittorici “faraglioni”, grossi scogli contro cui il mare si frange movimentando il bagnasciuga. Proprio di fronte il bar Piccolo Eden, costruito su palafitte nel 1920, è il posto ideale per una sosta. In fondo al lungomare, un tunnel consente il passaggio verso la parte antica del borgo di Monterosso, che si può raggiungere anche attraverso un sentiero che supera il promontorio.
Al di là del promontorio la seconda spiaggia di Monterosso, molto bella anche questa, racchiusa tra il porticciolo e il viadotto su cui passa il treno.
Il lungomare e le spiagge terminano dove inizia la passeggiata verso Manarola, il cosiddetto “Sentiero Azzurro”, che poi tra Manarola e Riomaggiore diventerà la “Via dell’Amore”.

Eugenio Montale e il Parco Letterario

Nel Golfo dei Poeti soggiornarono i poeti inglesi Byron e Shelley. In tempi più recenti un altro poeta, questa volta italiano, Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura, trascorse buona parte della sua infanzia e molte estati nell’ età adulta sui lidi di Monterosso.
«(..) per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni. (..)»

Così nel 1921 Eugenio Montale raccontava ne “I Limoni” la bellezza della natura di Monterosso.
I suoi genitori possedevano una villa liberty (foto sopra) che lui chiamava la Pagoda giallognola o Villa delle due palme, oggi purtroppo non visitabile in quanto di proprietà privata.
In compenso è nato un parco letterario dedicato al poeta. Le guide accompagnano i visitatori fra i terrazzamenti a picco sul mare facendoli immergere nell’ambiente che ispirò Montale e in cui si possono contemplare i suoi versi. Durante queste passeggiate sono recitate poesie della raccolta “Ossi di seppia”.
Da visitare è anche il cimitero, nel borgo vecchio del paese, con la tomba di famiglia che Montale nomina spesso nelle sue poesie.
A proposito del suo rapporto con le Cinque Terre, Montale affermava: “Quella di Monterosso è stata una stagione molto formativa, però ha anche costituito l’avvio all’introversione, ha portato ad un imprigionamento nel cosmo”.
Montale lasciò nei suoi versi tracce di questa esperienza, tracce che vanno rivissute direttamente nei luoghi stessi in cui l’animo del poeta fu scosso dal mondo esterno.
Le poesie più legate a Monterosso (e alle Cinque Terre) sono quelle della raccolta “Ossi di seppia”, tra cui I Limoni, La casa dei doganieri, Punta del Mesco.
Bisogna venire a Monterosso e rileggere le poesie di Montale. Venire qui con un piccolo libro fra le mani, sedersi in un angolo tranquillo che conservi ancora il fascino poetico e immergersi nella lettura fra l’asprezza della terra ligure e la chiarezza del suo mare.

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