COME FARE LA TESINA PER LA MATURITA’

Per preparare la tesina bisogna prima di tutto chiarirsi le idee. La prima cosa da fare infatti è individuare l’ARGOMENTO.

Di cosa vuoi parlare? Qual è l’argomento che ti interessa trattare nel tuo elaborato? Il nostro consiglio è quello di scegliere con il cuore. In che senso?

E’ preferibile scegliere un argomento che ci interessa veramente o che conosciamo bene. In questo modo sarà più facile riuscire a trovare i collegamenti con le altre materie. Non dimenticate mai infatti che la vostra sarà una tesina multidisciplinare e questo significa che quell’ argomento che avrete individuato dovrà essere collegato a tutte le materie.

A volte non è un’impresa semplice.

Avete deciso l’argomento? Benissimo! Ora la seconda mossa da fare è la

MAPPA CONCETTUALE.
Come si fa una mappa concettuale e di che si tratta? Basta prendere un foglio e scrivere al centro del foglio l’argomento di cui volete parlare, ad esempio “Dio”.
A questo punto, sempre al centro del foglio scrivete una definizione precisa del vostro argomento. Racchiudete tutto in un ovale o rettangolo dal quale poi fate partire tante frecce quante sono le materie a cui dovete collegarvi.

Ecco che la nostra mappa concettuale prende vita. Dovete quindi collegare l’argomento alle diverse materie.

dio

Una volta terminata la mappa concettuale passiamo al terzo step: la

RICERCA.

Dovete iniziare a svolgere un’attenta ricerca del materiale che poi vi servirà per elaborare la vostra tesina. Quindi individuate libri, enciclopedie, siti internet, riviste scientifiche, ecc. Raccogliete tutto il materiale che vi può essere utile.

Cercate di dedicare molto tempo alla ricerca del materiale. Una volta che avete terminato potete passare alla quarta fase:

SCRIVERE LA TESINA.

Occhio alla grammatica, alla chiarezza delle frasi e all’originalità.

FONTE: http://www.miuristruzione.com/2016/02/05/come-fare-la-tesina-di-maturita/

… E PER SAPERNE DI PIU’: 

SCRIVERE UNA (BUONA) TESINA PER L’ESAME DI STATO

(QUI L’ORIGINALE)

                                                   (a cura di Aurelio Alaimo e Magda Indiveri)

 

Questa è una piccola raccolta di consigli sulla redazione della tesina.

 

Non è necessario leggerli tutti. Date un’occhiata all’indice e scegliete le parti che vi interessano. Se pensate che vi siano utili, magari leggerete anche altre parti.

 

In ogni caso, ricordate. Consigli e manuali sono come una ricetta per una torta. Per imparare a fare la torta non basta leggere la ricetta. Bisogna vedere, provare, impastare; e poi sbagliare, imprecare, riprovare, faticare…

 

Buon appetito…..  

 

Prima parte: 20 domande e 20 risposte

Seconda parte:  guida pratica

 

DOMANDE E RISPOSTE

  1. Che cosa è una tesina?

La tesina è un lavoro di approfondimento di un argomento specifico.

Questo lavoro è svolto in particolare durante l’ultimo anno scolastico, in vista degli esami di stato.

  1. Come si presenta una tesina?

In genere una tesina è un testo scritto.

Il testo può essere accompagnato anche da tabelle, grafici, illustrazioni, ma solo se sono davvero necessarie. In alcuni casi può essere utile presentare il lavoro con strumenti multimediali, su un supporto informatico. In ogni caso è opportuno che almeno le parti scritte siano disponibili anche su carta.

  1. Questi consigli sono validi per ogni indirizzo?

Sì, ma con qualche precisazione.

I consigli sono utili per tutti. Però in alcuni casi, soprattutto negli indirizzi professionali, le tesine hanno un impianto un po’ diverso. Quindi richiedono un’impostazione specifica. Comunque chiunque può trovare indicazioni di cui servirsi per il proprio lavoro.

  1. Quanto deve essere lunga una tesina?

Non ci sono regole fisse.

Diciamo che anche un testo di dieci-dodici pagine “vere” può dire molto. Poi si può scrivere anche un po’ di meno, o un po’ di più; ma senza esagerare.

  1. C’è una regola fondamentale per scrivere una buona tesina?

Sì: scriverla su un argomento che interessa davvero.

In genere se c’è interesse o passione il risultato è buono; inoltre la presentazione al colloquio sarà interessante. Se invece l’argomento non interessa lo studente, è probabile che il risultato sarà mediocre, e la presentazione noiosa.

  1. Si può scrivere una tesina sullo stesso argomento di un compagno di classe?

Sì, è possibile.

Naturalmente qualcuno può ritenere che sia opportuno differenziare gli argomenti: per evitare di essere ripetitivi, o per il timore di “sfigurare”. Però non ci sono obblighi di alcun tipo. Se l’argomento scelto interessa davvero, è meglio seguire i propri interessi, senza porsi tanti problemi.

  1. C’è un solo modo per scrivere una buona tesina?

No.

Qui sono indicati alcuni consigli, utili per avere un primo orientamento. Però ci sono tanti modi diversi per preparare una buona tesina. Ciascuno, con l’esperienza, troverà il proprio.

  1. Può essere utile parlare della tesina con un insegnante?

Sì, è molto importante: per avere consigli, per evitare errori, per imparare.

Ma non solo con gli insegnanti. È utile parlare del vostro lavoro con chiunque vi sta a tiro: amici, genitori, fidanzati e fidanzate, compagni più grandi. Parlare e raccontare il proprio lavoro aiuta a chiarirsi le idee.

 

  1. Quanto tempo si impiega a scrivere una tesina?

Non c’è una regola fissa.

È bene pensarci già all’inizio dell’anno, anche se poi la redazione vera e propria sarà completata solo nei mesi successivi. Qualcuno riprende lavori già avviati in quarta. Altri scoprono i propri interessi alla fine della quinta.

  1. Quando bisogna consegnare la tesina?

Almeno due giorni prima dell’inizio degli esami scritti, quando si riunisce la commissione.

Ma questa è l’ultima scadenza ragionevole: meglio anticipare.

  1. Chi legge la tesina?

La commissione d’esame.

Va bene, non sempre…, e non tutti i componenti della commissione; soprattutto se l’argomento è molto specifico. Però bisogna scrivere “come se” tutti la leggessero. In ogni caso ci saranno almeno due lettori attenti: chi la scrive e l’insegnante della materia.

  1. È importante scrivere l’introduzione e le conclusioni?

Sì, è molto importante.

Spesso accade che di un testo (e non solo delle tesine!) si leggano solo l’introduzione e l’indice, e talvolta le conclusioni. Così il lettore si rende conto subito di che cosa parla quel testo, e ha un’idea della sua qualità. Quindi queste parti devono essere particolarmente curate.

  1. È obbligatorio scrivere una tesina?

No, non è obbligatorio.

L’unico obbligo è questo: il colloquio d’esame deve cominciare con un argomento scelto dal candidato. Non è possibile fare altrimenti. Ovviamente chi ha scritto la tesina comincerà il colloquio con la presentazione del suo lavoro. Ma se non c’è alcuna tesina, sarà sufficiente che il candidato indichi l’argomento d’inizio.

  1. Si può scrivere una tesina in gruppo?

Sì.

Anzi: una buona tesina scritta in gruppo – anche solo da due compagni – è un’esperienza bella e utile (e MOLTO difficile). Però bisogna ricordarsi che la tesina resta comunque un prodotto unico. Al colloquio d’esame sarà meglio che ciascun candidato presenti la tesina completa. Non è opportuno dire, ad esempio: io ho curato la seconda parte e rispondo solo di quella.

  1. Una tesina deve riguardare tante materie?

No, non è necessario.

L’idea che tesina debba essere sempre “pluridisciplinare” è un’idea diffusa, ma sbagliata. La tesina è l’approfondimento di un argomento specifico. A volte per approfondire un argomento è necessario considerare discipline diverse. Invece in altri casi è meglio limitarsi ad una sola disciplina.

  1. Una tesina deve riguardare necessariamente una delle materie studiate durante l’anno?

Non è necessario, però è più facile.

Scrivere una tesina su un argomento lontano dalle materie studiate è difficile, anche perché lo studente deve “convincere” gli insegnanti che il “suo” argomento ha un valore reale.

  1. Una tesina aiuta a ottenere un voto migliore all’esame?

Non sempre.

Una buona tesina è certamente d’aiuto: lo studente mostra di sapere utilizzare in modo autonomo le nozioni e soprattutto gli strumenti appresi a scuola: quindi mostra di saper scrivere, ragionare, discutere di un determinato argomento.

Una tesina scadente può essere dannosa. È molto meglio presentarsi al colloquio con un argomento su cui si è ben preparati.

  1. Copiare una buona tesina aiuta a ottenere un voto migliore all’esame?

In genere no.

Se l’argomento non è stato elaborato in modo autonomo, lo studente non sarà in grado di sostenere una discussione seria al colloquio. Quindi il suo lavoro rischia di essere controproducente.

In ogni caso, copiare non è onesto.

  1. Non ho capito bene quali sono i vantaggi di una tesina. Insomma, chi me lo fa fare?

Nessuno: è una tua libera scelta.

Se sei interessato a un argomento, scrivere una tesina è “solo” una bella esperienza: metti alla prova le tue capacità di lavorare in modo autonomo, di ragionare, magari anche di “scoprire” nuovi problemi e di discutere idee interessanti. Impari qualcosa e puoi averne una bella soddisfazione. Niente di più. (Niente di più?!).

  1. Ma gli esami possono essere ancora una cosa seria?

Sì.

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 GUIDA PRATICA

 

 

 

1) cominciare

2) scrivere e correggere

3) introdurre e concludere

4) riordinare e consegnare

appendice: l’elenco delle fonti 

 

1) COMINCIARE (in quattro passi)

 

primo: scegliere l’argomento. Bisogna scegliere un argomento al quale si è davvero interessati. Questo è il passo più delicato e più importante. Non abbiate fretta e fate una scelta di cui siete convinti.

secondo: scrivere il titolo (provvisorio). Molti credono che sia una sciocchezza. E invece no, scegliere il titolo e possibilmente il sottotitolo è molto importante, perché serve a chiarirsi le idee. Naturalmente si tratta di un titolo provvisorio e ben passibile di cambiamento! (anche Manzoni cambiò titolo al suo romanzo).

terzo: scrivere l’indice (provvisorio). Scrivete un indice chiaro e completo. L’indice è una guida: vi servirà per non disperdervi e, ancora una volta, per chiarirvi le idee. Anche in questo caso si tratta di un indice provvisorio: nel corso del lavoro, dovrete cambiarlo.

quarto: indicare le fonti. Non si può scrivere una tesina basandosi solo sulle proprie idee e sui libri di testo. Bisogna consultare altre “fonti”: documenti, libri, riviste, siti internet, immagini, interviste… Quindi dovete indicare quali saranno le vostre fonti.

Non è necessario che le fonti indicate all’inizio siano tante. Poi, come al solito, nel corso del lavoro ne scarterete alcune e ne troverete di nuove.

2) SCRIVERE E CORREGGERE

 

Scrivete anzitutto il testo del paragrafo sul quale vi sentite più preparati, non necessariamente il primo. Per farlo, però, dovete avere studiato con attenzione le fonti individuate. Se siete in difficoltà, per rompere il ghiaccio provate a scrivere “come viene viene”. Poi sistemate quello che avete scritto.

Fate leggere quello che avete scritto all’insegnante. Sulla base delle sue osservazioni, scrivete anche gli altri capitoli.

Attenzione: scrivere un testo significa in realtà “riscrivere”: correggere, aggiungere, cancellare ancora correggere… Per questa ragione è importante far leggere il proprio testo, possibilmente non solo all’insegnante, e raccogliere con cura le osservazioni.

3) INTRODURRE E CONCLUDERE

Ricordate che di un testo molto spesso si leggono solo l’introduzione e le conclusioni: queste, dunque, sono parti importanti.

L’introduzione deve essere scritta dopo avere completato il testo. (Naturalmente potete anche provare a scriverla prima, ma tenete conto che quasi certamente dovrete riscriverla).

Nell’introduzione potete scrivere: una breve sintesi del contenuto; le motivazioni personali della scelta; e infine una o due frasi che riassumano l’idea essenziale del vostro lavoro.

Nelle conclusioni: una sintesi di quello che avete scritto; l’indicazione di problemi aperti e dubbi.

Dopo le conclusioni, un elenco preciso delle fonti consultate (v. appendice).

4) RIORDINARE E CONSEGNARE

 

Ci siamo quasi: fate leggere all’insegnante il testo corretto e completo.

Attenzione: mettete in evidenza le correzioni che avete inserito rispetto alla prima versione (il computer ve lo consente: basta usare ad esempio un carattere diverso, o il grassetto). Dopo aver completato il testo, potete:

sistemare tutto per bene: prima la copertina con il titolo e il vostro nome e cognome (in quest’ordine!), poi l’indice, seguito dall’introduzione e poi dai vari paragrafi. Curate la grafica e l’impaginazione (non dimenticate ad esempio di numerare le pagine!).

Per favore: evitate i caratteri assurdi e le immagini superflue, buone solo a sprecare il toner della stampante: nessuno apprezzerà mai la vostra tesina per un’immagine colorata (e costosa) scaricata a caso da Internet.

Piuttosto, imparate a copiare: prendete in mano un buon libro, guardate la grafica e l’impaginazione, imitatela.

Un’ultima occhiata: vostra, dell’insegnante, possibilmente di qualche compagno. Attenzione particolare alle parti più in vista: titolo, indice, introduzione, conclusioni, fonti. E occhio agli errori ortografici! – con il computer nessuno crederà che si tratti di errori di stampa…

APPENDICE:

l’elenco delle fonti (bibliografia e sitografia: vedi  pIù sotto le regole codificate)

Per non impazzire, conviene segnare con precisione ogni libro-sito-rivista che si consulta, man mano che lo si consulta.  Tenete un file a parte intitolato bibliografia, e segnate nome cognome titolo città casa editrice anno pagine

Poi si deciderà se fare l’elenco (alfabetico) all’americana, con l’anno dopo il nome, oppure all’italiana con l’anno alla fine. Decidere anche se queste indicazioni si vogliono mettere anche in nota a fondo pagina o no.

 

 

Un esempio della prima fase: “cominciare” una tesina di storia.

La scelta dell’argomento. Mi interessa approfondire il tema della prima guerra mondiale.

Benissimo: è un argomento classico, ma troppo generico. Devo privilegiare un aspetto, o un periodo. Ad esempio: le conseguenze economiche e sociali della guerra.

Va meglio, ma è ancora un po’ impreciso: dove, in Italia, in Europa, nel mondo? Diciamo che mi interessa l’Italia, ma che mi piacerebbe dire qualcosa anche su altri paesi. Va bene, per il momento è sufficiente.

Titolo e sottotitolo. “LA PRIMA GUERRA MONDIALE. Le conseguenze economiche e sociali in Italia e in Europa.” Può andar bene. Si può anche unificare in un titolo unico (“le conseguenze economiche della prima guerra …”), ma sarebbe troppo lungo. Intanto metto questo titolo, più avanti vedrò.

Indice. Ci vuole un inquadramento generale e poi le parti specifiche. Mi accorgo però che verrebbe un indice troppo lungo. E poi, dove trovo le informazioni sull’Europa? Meglio limitarsi all’Italia, tanto più che mi hanno segnalato alcune fonti interessanti (poi penserò a cambiare il titolo).

Ad esempio:

  • Introduzione: perché ho scelto questo argomento
  1. La prima guerra mondiale: una visione d’insieme.
  2. L’intervento economico dello Stato in Italia.
  3. Le fabbriche e le città (con riferimenti particolari alla Fiat).
  4. Le campagne e l’agricoltura (con riferimenti particolari all’Appennino emiliano)
  5. Il lavoro delle donne
  • Conclusioni: cosa è cambiato dopo la guerra.
  • Fonti consultate

Le fonti

Due capitoli di un manuale universitario di storia dell’economia italiana.

Un documentario sulla storia della Fiat.

Due articoli sulla guerra in Italia.

L’intervista alla figlia di un militare decorato nella guerra.

I libri di testo di storia e di economia politica.

COMPITARE LA  BIBLIOGRAFIA E LA SITOGRAFIA

La bibliografia deve essere compilata in ordine alfabetico. Osservare attentamente il modo in cui sono

formattati i titoli seguenti (ad es. gli spazi tra parole e segni di punteggiatura, i dati forniti e il loro ordine) e

seguire il modello. Il formato proposto è molto simile a quello della American Psychological Association

(APA), uno standard non solo in psicologia, ma anche in molte altre scienze umane. Sono naturalmente

possibili altri formati: ogni casa editrice ne ha uno. L’importante è scegliere un sistema e seguirlo

coerentemente.

– Tutte gli elementi della citazione devono essere separati solo da virgole.

– TITOLI di libri individuali, libri collettivi, riviste: sempre in corsivo; in altri termini, va in corsivo il titolo

che appare sulla copertina del libro o della rivista.

– TITOLI di articoli in riviste oppure di saggi all’interno di libri collettivi: sempre in carattere normale, tra

virgolette.

– LUOGO DI EDIZIONE: sempre prima della casa editrice.

– PAGINE: sempre all’ultimo posto; riportare sempre i numeri di pagina iniziale e finale degli articoli

(eventualmente anche dei saggi contenuti in libri).

– SITI INTERNET: se c’è un autore indicarlo, e indicare anche il titolo del sito o della pubblicazione online.

Riportare sempre il nome del sito (in corsivo) e l’indirizzo della pagina da cui si cita, non solo l’indirizzo del

sito in generale.

– RISTAMPE: Se si cita una versione ristampata di un lavoro pubblicato in passato, occorre riportare anche i

riferimenti della prima pubblicazione (o almeno la data).

– TRADUZIONE: riportare la traduzione sempre dopo avere citato, per esteso, l’edizione originale.

Viene messa tra parentesi, introdotta da Trad. it., seguendo le stesse regole di citazione di un normale testo,

con l’unica differenza che la data si indica alla fine. Ad esempio:

Bruner, J. (1975) “From communication to language – A psychological perspective”. Cognition, 3, pp. 255-

  1. (Trad. it. “Dalla comunicazione al linguaggio: una prospettiva psicologica”. In L. Camaioni,

 Sviluppo del linguaggio e interazione sociale. Bologna: Il Mulino, 1978).

 

Alcuni esempi

Libri di autore singolo

Graffi, G. (1994). Sintassi. Bologna: Il Mulino.

Libri con curatore e diversi autori

Aston, G. (a cura di) (1988b). Negotiating service. Studies in the discourse of bookshop encounters.

Bologna: CLUEB.

Saggi all’interno di libri

Lightbown, P. (1980). “The acquisition and use of questions by French L2 learners”. In S. Felix (a cura di),

Second language development: Trends and issues. Tübingen: Narr, pp. 71-93.

Articoli in riviste

Alderson, J., Clapham, C. & Steel, D. (1997). “Metalinguistic knowledge, language aptitude and language

proficiency”. Language Teaching Research, 1, pp. 93-121.

Siti Internet

Fox G., (1998) “The Internet: Making it Work in the ESL Classroom”, The Internet TESL Journal, vol. 9, N.

8 (August 2003), http://iteslj.org/Articles/Fox-Internet.html.

Brown, C. (2001) “Joyce’s Schema for Ulysses, in Work in progress, http://www.2street.com/joyce/

Ristampe

Corder, S. (1981 [1967]) “The significance of learners’ errors”, in Corder, S., Error analysis and

interlanguage, Oxford, Oxford University Press (Ed. orig. International Review of Applied

Linguistics, 5, 1967, pp. 161-9).

Traduzione

Haegeman, L. (1995). Introduction to government and binding theory, 2nd Edition. Oxford: Blackwell.

(Trad. it., Introduzione alla teoria della reggenza e del legamento. Milano: Hoepli, 1997).

Bronfenbrenner, U. (1979) The ecology of human development. Cambridge, Mass.: Harvard University

Press. (Trad. it., Ecologia dello sviluppo umano. Bologna: Il Mulino, 1983).

Goffman, E. (1964) “The neglected situation”. American Anthropologist, 66, pp. 133-136. (Trad. it. “La

situazione trascurata”, in P. P. Giglioli (a cura di), Linguaggio e società. Bologna: Il Mulino, 1973).

Genette, G. (1969) Figures II. Paris: Editions du Seuil. (Trad. it. Figure II. Torino: Einaudi, 1972).

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E per approfondire e sviscerare l’intera questione, vai al link:

http://quintalgia.blogspot.it/2013/05/per-fare-una-tesina.html

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