Il decadentismo

Il decadente come il romantico vive il contrasto tra ciò che è reale (tangibile), e l’irreale (ciò che è astratto). Questa continua tensione si traduce poi in stati d’animo malinconici, tendenti al vittimismo quindi all’autodistruzione.

Tra gli eroi decadenti troviamo la figura dell’inetto, uomo senza volontà afflitto da una malattia interiore che lo rende incapace di vivere. Davanti a lui si aprono quindi due strade: il suicidio e il sogno.

Alla tendenza a considerare la malattia, la corruzione e la morte come condizioni di privilegio e di distinzione dalla massa, si contrappone spesso uno sfrenato vitalismo; qui emerge la figura del superuomo, l’individuo votato a imprese eccezionali che s’impegna a realizzare se stesso.

Un’altra figura molto importante tra gli eroi decadenti è la figura del dandy, individuo vestito in modo stravagante. I dandies erano gli esponenti della cultura dell’apparenza, dell’estetismo decadente. Precursore del dandismo fu Huysmans, il cui romanzo a ritroso delineava la figura dell’eroe decadente ed era considerato la bibbia del decadentismo.

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PRECURSORI OTTOCENTESCHI DEL DECADENTISMO

I precursori ottocenteschi del decadentismo furono in Francia Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e Mallarme, iniziatore del Simbolismo; in Inghilterra Oscar Wilde; in Italia Pascoli e D’Annunzio.

Maggiore esponente del decadentismo fu Baudelaire, secondo il quale la realtà è quella che si nasconde dietro l’apparenza. L’intuizione, cioè l’inconscio è lo strumento attraverso il quale si può accedere alla realtà oppure vi si poteva accedere anche attraverso i vari stati d’alterazione dell’io come: la nevrosi, la follia, l’allucinazione, l’incubo provocati dall’alcol e dalle droghe.

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Altro precursore del decadentismo fu Rimbaud, secondo il quale per capire la realtà bisognava abbandonare i sensi e affidarsi all’istinto.

Il Decadentismo, a sua volta, darà vita al Simbolismo. Sviluppatosi in Francia nella seconda metà dell’800, il massimo esponente è Mallarme; secondo lui la poesia è un mistero di cui il lettore deve cercare la chiave. In essa acquistano un valore espressivo anche i silenzi, le sospensioni e gli spazi bianchi.

Per i simbolisti solo la poesia era lo strumento in grado di cogliere il mistero profondo della realtà.

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I PRINCIPI DELLA POETICA DEL DECADENTISMO

I principi della poetica decadente possono essere così riassunti:

  • L’artista è un veggente, colui che va al di là delle sensazioni e delle apparenze che normalmente la società non può percepire;
  • L’artista è un esteta
  • La tecnica espressiva utilizzata è quella della poesia pura e il linguaggio è ricco di metafore, analogie e simboli; la parola diventa pura e astratta, talvolta comprensibile solo per il poeta che la usa; essa ha valore solo per la sua fonicità e la sua musicalità;
  • La sintassi diventa imprecisa;
  • La metrica tradizionale lascia il posto al verso libero.

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IL DECADENTISMO IN INGHILTERRA

Già alla metà dell’800 il movimento del Preraffaelismo, fondato dal poeta e pittore Rossetti, aveva anticipato una tendenza all’Estetismo, sostenendo un’arte naturale, semplice e carica di religiosità.

Uno dei decadenti inglesi più celebri fu Oscar Wilde. Con i suoi modi raffinati ed eleganti, con il suo comportamento anticonformista fece scandalo nella società perbenista dell’epoca vittoriana.

 

IL DECADENTISMO IN ITALIA

I principi della poetica di D’Annunzio sono:

  • Dalla tradizione carducciana all’estetismo decadente: nella raccolta giovanile Primo vere il poeta usa le forme metriche «barbare» di Carducci, ma già nelle raccolte successive sono più evidenti i caratteri decadenti, con riferimenti ai temi della sessualità, del peccato e della lussuria;
  • L’aspirazione alla «bontà»: nel poema Paradisiaco i motivi dominanti sono l’amore e un ritorno all’innocenza perduta;
  • L’arrivo a un’ideologia superomistica.

La narrativa ha le sue espressioni più significative nei romanzi di Antonio Fogazzaro. Nelle sue opere sono presenti tendenze sia romantiche, sia realistiche. Di Fogazzaro ricordiamo soprattutto il Piccolo mondo antico.

D’Annunzio approda nel decadentismo con il romanzo Il piacere. Il protagonista è un esteta , un perfetto dandy, che ricorda Huysmans.

 L’opera successiva, il trionfo della morte segna il passaggio verso i romanzi cosidetti del superuomo. Anche qui il protagonista è un esteta travagliato da una malattia interiore.

 Con il Notturno, diario di guerra scritto durante una lunga convalescenza seguita da un incidente aereo, d’Annunzio conclude le sue prove letterarie nel mito della morte.

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I temi decadenti della prosa dannunziana sono:

  • La vita intesa come opera d’arte;
  • L’intuizione del rapporto segreto tra l’io e il mondo;
  • L’estetismo e il vitalismo superomistico;
  • Il gusto per il primitivo, l’irrazionale e le passioni primordiali;
  • L’erotismo e la sensualità sfrenata;
  • Il gusto per la decadenza e la corruzione;
  • La malattia interiore.

IL TEATRO DECADENTE EUROPEO E ITALIANO

In Inghilterra spiccano le commedie di Oscar Wilde ( Il ritratto di Dorian Gray, Un marito ideale; L’importanza di chiamarsi Ernesto)

In Italia il teatro decadente è rappresentato dal teatro d’arte o di poesia di Gabriele D’Annunzio. L’opera di maggior successo fu La figlia di Jorio.

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