Le storie di un tempo che fu…

Un contributo di Daniele Ghia sulla storia della sua famiglia

 

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Le persone ritratte nella foto sono: la madre dei bambini (e mia trisnonna) Rosa Cortese, il figlio maggiore Giovanni Tintero, il figlio minore Carlo Tintero, la figlia maggiore Luigia Tintero e infine la figlia minore (mia bisnonna) Maria Tintero.

Nella foto manca il padre dei bambini, il mio trisnonno Pietro Tintero, già mandato al fronte al momento dello scatto fotografico. La foto venne dunque spedita a Pietro, di modo che potesse vedere sempre la sua famiglia. In particolar modo la bambina più piccola, nata il 4 aprile 1915 (ancora viva, con i suoi 100 anni) e perciò così poco “goduta” dal padre, richiamato alle armi dal 24 maggio. Pietro per sua fortuna non dovette combattere in prima linea, in quanto incaricato di portare rifornimenti (o forse messaggi) al fronte.

Fu forse grazie a questo compito che riuscì a sopravvivere alla guerra ed a ritornare a casa.

Secondo quanto riferitomi da mia nonna Angela Trinchero fu proprio la bisnonna Maria, mentre era al pascolo, a vedere per prima Pietro; guardando come se fosse la prima volta il volto del padre (visto prima di allora quando Maria aveva soltanto un mese e mezzo circa di vita). Eppure questa ultima parte della storia non trova riscontri da parte proprio della mia bisnonna. Alla domanda: “E’ tornato tuo padre dalla guerra?” risponde: “No, è morto al fronte”.

Le sue due uniche figlie sanno che non andò così: Pietro torno a casa ma non visse ancora a lungo. Del tutto fortuitamente aveva assistito, suo malgrado, ad un tentato furto di alcuni capi di bestiame nei pressi della sua casa di campagna, a Camo (piccolo paese oggi di 200 abitanti situato nei pressi di Mango e Santo Stefano Belbo). Era così diventato un testimone, scomodo e per questo vittima di intimidazioni.

Questa è la prima versione della vicenda legata alla sua morte.

Secondo una seconda il mio trisnonno avrebbe subito un grave torto (quale non si sa) da parte di alcune persone che considerava sue amiche.

Sono soltanto ipotesi, praticamente impossibili da verificare oggi, considerando l’età avanzata dell’unica figlia ancora in vita e le informazioni frammentate passate alle uniche due figlie di Maria. Quel che è certo, però, è che Pietro Tintero si suicidò, gettandosi giù da un crepaccio.

Ora, tradimenti o minacce a parte, sono convinto che la depressione del mio lontano parente sia dipesa anche dall’esperienza della prima guerra mondiale. Pur non combattendo direttamente avrà di sicuro assistito a più scene tremende, che non raccontò al suo ritorno a casa. Morendo lasciò da soli i 4 figli e la moglie, che continuarono la dura vita di campagna. Parecchi anni dopo un’altra guerra avrebbe coinvolto, seppure parzialmente, la mia bisnonna, ormai sposatasi con il bisnonno Davide Trinchero e diventata madre di due bambine (mia nonna Angela e mia zia Irma).

Stiamo parlando della seconda guerra mondiale.

Suo marito, Davide, seppure in età per essere arruolato preferì alla guerra il dolore di farsi estrarre tutti i denti. Ciononostante gli sviluppi del conflitto porteranno comunque ad un piccolo contatto tra la realtà della guerra e quella semplice di Maria: un giorno un gruppo di partigiani arrivò ad Audia (il nome della casa di campagna di Camo) alla ricerca di giovani che potessero unirsi a loro ed alla loro causa. La mia bisnonna però, indicando le sue due figlie, disse che loro erano tutto ciò che aveva.

A parte ciò il più grande conflitto della storia non lasciò traccia alcuna su quel ramo della mia famiglia. Nel 1965 da Angela sarebbe poi nata mia madre Sabrina Bianco; nel 1992 il bisnonno Davide morì e quattro anni dopo nacqui io; tante volte accudito proprio dalla bisnonna e portato a spasso a Camo, nell’aia di quella Audia ricostruita negli anni ’70 ma alla quale la mia famiglia continua ad essere legata.

Anche dopo 100 anni.

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Foto 3. Compaiono due bambine sorridenti: sono mia nonna Angela e mia zia Irma, presumibilmente presso Audia. Primi anni ’40.

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Foto 4. Mia nonna Angela appena sposata con Giovanni Bianco. Dalla loro unione nascerà mia madre Sabrina (e suo fratello minore Ezio). Nella foto compare di nuovo zia Irma. 1964.

 

 

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